“Gente come noi, che crede nella fisica, sa che la distinzione tra passato, presente e futuro è solo un’illusione ostinatamente persistente.”
Albert Einstein
I Tre Gioielli del Tao
« Ho solo tre cose da insegnare:
semplicità, pazienza, compassione.
Questi sono i tre tuoi più grandi tesori.
Semplicemente nelle azioni e nei pensieri,
tu ritorni alla fonte dell’essere.
Paziente sia con gli amici sia con i nemici,
tu ti concili con il senso delle cose.
Compassionevole verso te stesso,
riconcigli tutti gli esseri del mondo. »
(Tao Te Ching, Capitolo 67)
I Saggi piegano se stessi
“L’acqua incanalano i fontanieri, gli armaioli piegano i dardi, piegano il legno i falegnami, piegano se stessi i saggi.”
Siddhārtha Gautama Buddha
Impermanenza e Attaccamento

Noi siamo il Tutto
Ognuno di noi soffre.
Soffriamo a causa del nostro attaccamento a cose, idee e beni materiali che nulla hanno a che fare con la nostra vera essenza.
Nulla oltre la vera consapevolezza dell’io appartenente al tutto può dare vera felicità.
Nulla oltre l’amore universale che ne scaturisce può dare vera serenità d’animo.
Tutto ciò che possiedi è un fardello, se ti è utile vivilo comunque con distacco.
Tutto il denaro che hai è illusione di valore, perchè nulla ha più valore della consapevolezza e dell’illuminazione.
Quindi di fronte alla cattiveria umana, alla violenza, all’odio, alla rabbia, all’ignoranza, al desiderio, all’invidia e ogni sentimento ed emozione negativa che alberga in te e ti circonda, distaccati con compassione.
Osserva con compassionevole distacco che ogni cosa è impermanente, la tua casa, il tuo nemico, la tua stessa sofferenza.
Così perderai l’attaccamento alle cose dannose e inutili per il tuo cammino verso l’illuminazione e diventerai un Buddha.
Dino Olivieri
Le Quattro Nobili Verità
1. Dukkha: “Esiste la sofferenza esistenziale”.
Nella vita dell’Uomo è insita una sofferenza di tipo esistenziale: essa affligge l’Uomo a motivo dell’impermanenza della situazione esistenziale che lo accompagna dalla nascita e per effetto della sua nascita immersa nel “samsara”.
Questa sofferenza esistenziale si rivela ed è percepita non solo quando si constata l’ineluttabilità di malattia, vecchiaia e morte, ma anche quando si è costretti al contatto con ciò che non si ama come, ad esempio, contatti, connessioni, relazioni, interazioni con persone, cose od eventi che ci dispiacciono.
Ma non solo in questi casi: la sofferenza esistenziale si rivela ed è percepita anche quando si è costretti alla separazione da ciò che si ama, come quando uno è privato di visioni, suoni, odori, sapori o sensazioni tattili desiderabili, gradevoli, attraenti, oppure come quando uno non riesce ad ottenere contatti, connessioni, relazioni, interazioni con persone, cose od eventi che producono il suo bene, il suo benessere, il suo agio, la sua libertà dalla schiavitù, od infine quando uno debba subire la forzata separazione da madre, padre, fratelli, sorelle o da amici, compagni, parenti amati. La frustrazione dei desideri è una delle più usuali percezioni del “dukkha”, della cosiddetta “sofferenza esistenziale”.
Più in generale, la constatazione che viene fatta nella “Prima Nobile Verità” è che esiste nella vita dell’Uomo una sofferenza esistenziale associata all’impermanenza di tutte le cose, al fatto che ogni cosa è destinata a finire.
2. Samudaya: “Esiste un’origine della sofferenza esistenziale”
La sofferenza esistenziale non è colpa del mondo, né del fato o di una divinità; né avviene per caso.
Ha origine dentro di noi, dalla ricerca della felicità in ciò che è transitorio, spinti dal desiderio (trsna, in pali: «tanha» o «brama») per ciò che non è soddisfacente. Si manifesta nelle tre forme di kamatrsna o «desiderio di oggetti sensuali»; bhavatrsna o «desiderio di essere»; vibhavatrsna o «desiderio di non essere».
3. Nirodha: “Esiste l’emancipazione dalla sofferenza esistenziale”
Per sperimentare l’emancipazione dalla sofferenza esistenziale, occorre lasciare andare trsna, l’attaccamento alle cose e alle persone, alla scala di valori ingannevoli per cui ciò che è provvisorio è maggiormente desiderabile.
4. Magga (pali) o Marga (sanscrito): “Esiste un percorso di pratica da seguire per emanciparsi dalla sofferenza esistenziale”.
È il percorso spirituale da intraprendere per avvicinarsi al nibbana.
Esso è detto il «Nobile Ottuplice Sentiero»
