Cosa useresti per estinguere un rogo? Acqua o ancora più fuoco?
Così, è solo l’amore che può estinguere l’odio.
(Dino Olivieri)
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Dhammapada - Capitolo III - La Mente
33. Come il fabbro raddrizza una freccia,
così il saggio governa i suoi pensieri,
per loro natura instabili, irrequieti
e difficili da controllare.
34. I pensieri fremono e si dibattono
per sfuggire alla morte
come pesci tolti alla loro dimora liquida
e gettati sulla terraferma.
(continua…)
Io devo risvegliarmi!
Agire e pensare nel privato in un modo e proclamare e sbandierare in pubblico il contrario è sintomo di una malattia mentale grave: si chiama sdoppiamento della personalità, o più semplicemente vivere in una costante menzogna.
E siccome la falsità, l’illusione e l’ipocrisia sono divenute le pratiche più diffuse nel nostro mondo ciò significa soltanto che siamo, seppure in diversa misura, tutti folli, pazzi, dissociati mentali appunto.
Pensiamoci. Siamo educati, ingozzati fin da piccoli da mille rivoli fetidi di educazione perniciosa, a considerare buono e normale ciò che è folle e assurdo.
Accumuliamo, odiamo il nostro prossimo, veniamo infarciti di cultura della violenza e di mille paure, ci illudiamo continuamente, maceriamo nella rabbia e nella insoddisfazione, gonfiamo il nostro stupido inesistente ego di milioni di assurdi desideri, roviniamo esistenze col cancro dell’invidia, e inappagati sprofondiamo nell’ira, nella frustrazione e spesso nel buco nero della depressione.
Tutto ciò è forse normale?
E’ normale un mondo che decanta il possesso, il potere, la forza, il desiderio e l’illusione? O è un mondo forse mille volte più adatto a bestie sanguinarie che ad esseri “vivi” che amano pensarsi “intelligenti” e “amorevoli”?
Questo incubo ad occhi aperti lo vedo popolato da miliardi di esseri impazziti, ed io ne faccio parte, sono uno di loro.
E’ una fatica immane alzare le palpebre in questo sonno indotto da pesanti sedativi della mente.
E’ una fatica indicibile, ma devo risvegliarmi.
Con tutte le mie forze, IO DEVO RISVEGLIARMI!
Così come l’acqua disseta il buono e il cattivo
“Così come l’acqua disseta il buono e il cattivo e lava via tutte le impurità e la polvere, allo stesso modo bisogna sviluppare pensieri amorevoli per l’amico e per il nemico, questo porta al raggiungimento di una perfezione dell’amore che conduce all’illuminazione”
Siddhārtha Gautama Buddha
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Smetti di vivere nel passato.
Non sognare del futuro.
Concentra la tua mente sul momento presente.
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Noi siamo ciò che pensiamo.
Tutto ciò che siamo, sorge con i nostri pensieri.
Con i nostri pensieri, realizziamo il mondo.
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Lo studio del Buddhismo
“Studiare il Buddhismo è studiare sé stessi.
Studiare sé stessi è dimenticarsi di sé stessi.”
Eihei Dogen Kigen zenji (道元禅師, Dōgen Zenji) (1200 – 1253)
La Natura del Buddha
Questo dipinto giapponese raffigura Bodhidharma e recita:
直指人心
見性成佛
(dall’alto verso il basso, da sinistra a destra)
“Lo Zen punta direttamente alla mente e al cuore dell’uomo,
guarda la tua vera Natura e diventa Buddha”.
Dipinto di Hakuin Ekaku (1685 - 1768).
Le Quattro Nobili Verità
1. Dukkha: “Esiste la sofferenza esistenziale”.
Nella vita dell’Uomo è insita una sofferenza di tipo esistenziale: essa affligge l’Uomo a motivo dell’impermanenza della situazione esistenziale che lo accompagna dalla nascita e per effetto della sua nascita immersa nel “samsara”.
Questa sofferenza esistenziale si rivela ed è percepita non solo quando si constata l’ineluttabilità di malattia, vecchiaia e morte, ma anche quando si è costretti al contatto con ciò che non si ama come, ad esempio, contatti, connessioni, relazioni, interazioni con persone, cose od eventi che ci dispiacciono.
Ma non solo in questi casi: la sofferenza esistenziale si rivela ed è percepita anche quando si è costretti alla separazione da ciò che si ama, come quando uno è privato di visioni, suoni, odori, sapori o sensazioni tattili desiderabili, gradevoli, attraenti, oppure come quando uno non riesce ad ottenere contatti, connessioni, relazioni, interazioni con persone, cose od eventi che producono il suo bene, il suo benessere, il suo agio, la sua libertà dalla schiavitù, od infine quando uno debba subire la forzata separazione da madre, padre, fratelli, sorelle o da amici, compagni, parenti amati. La frustrazione dei desideri è una delle più usuali percezioni del “dukkha”, della cosiddetta “sofferenza esistenziale”.
Più in generale, la constatazione che viene fatta nella “Prima Nobile Verità” è che esiste nella vita dell’Uomo una sofferenza esistenziale associata all’impermanenza di tutte le cose, al fatto che ogni cosa è destinata a finire.
2. Samudaya: “Esiste un’origine della sofferenza esistenziale”
La sofferenza esistenziale non è colpa del mondo, né del fato o di una divinità; né avviene per caso.
Ha origine dentro di noi, dalla ricerca della felicità in ciò che è transitorio, spinti dal desiderio (trsna, in pali: «tanha» o «brama») per ciò che non è soddisfacente. Si manifesta nelle tre forme di kamatrsna o «desiderio di oggetti sensuali»; bhavatrsna o «desiderio di essere»; vibhavatrsna o «desiderio di non essere».
3. Nirodha: “Esiste l’emancipazione dalla sofferenza esistenziale”
Per sperimentare l’emancipazione dalla sofferenza esistenziale, occorre lasciare andare trsna, l’attaccamento alle cose e alle persone, alla scala di valori ingannevoli per cui ciò che è provvisorio è maggiormente desiderabile.
4. Magga (pali) o Marga (sanscrito): “Esiste un percorso di pratica da seguire per emanciparsi dalla sofferenza esistenziale”.
È il percorso spirituale da intraprendere per avvicinarsi al nibbana.
Esso è detto il «Nobile Ottuplice Sentiero»



