Discipline bionaturali e liberalizzazione delle professioni

Il secondo elemento chiave del convegno è il tema delle liberalizzazioni. Partendo da un’ accurata analisi della drammatica situazione economica e sociale in cui versa l’Italia, Lorenzo Argolini (segretario generale Apos) e Giuseppe Montanini (vicepresidente Colap) hanno rilevato l’evidente contraddizione tra il tentativo del governo Monti di liberalizzare l’economia e la presenza di leggi e regolamenti che frenano il libero esercizio di attività legali che creano ricchezza e benessere per il Paese. “Milioni di italiani svolgono professioni non regolamentate – afferma Argolini – ci vorrebbero decenni prima che il Parlamento le classifichi una ad una. Il modello a cui guardare è il Nord Europa, dove si tende a regolamentare solo lo stretto necessario”.

Secondo Argolini sarebbe sufficiente rispettare le leggi vigenti per far lavorare gli operatori delle discipline bionaturali in piena tranquillità, nel rispetto delle riserve legislative a tutela di estetisti, fisioterapisti e medici: “A riprova di ciò basta leggere l’Art. 29, 1-bis della Legge 15 luglio 2011, n. 111 che recita: ‘Trascorso il termine di otto mesi dalla data di entrata in vigore della Legge di conversione del presente Decreto, ciò che non sarà espressamente regolamentato sarà libero”.

“Il vero problema è la mentalità dominante in Italia – rincara la dose Montanini – nel nostro Paese non si accetta la libertà d’impresa economica, che è invece garantita dalla Costituzione. E’ intollerabile che certe amministrazioni locali calpestino la Carta per colpire le nostre professioni, anche alla luce della loro totale ignoranza riguardo queste discipline”. Dinnanzi a tutte queste argomentazioni, i politici presenti in sala si sono mostrati disponibili ad approfondire l’argomento e trovare una soluzione ragionevole. Davide Gariglio, consigliere regionale del Pd, ammette che le politica ha la tendenza a regolamentare tutto: “Talvolta in buona fede, ma spesso lo fa per giustificare la propria esistenza”. Per Gariglio non bisognerebbe presentare una legge regionale in merito perché, essendo una materia di competenza del governo centrale, finirebbe per essere bocciata dalla Corte di Cassazione. “Come costituzionalista mi ero già opposto al parere della regione dello scorso luglio in quanto contrario alla legge – spiega il consigliere – La verità è che la giunta piemontese ha reagito alle pressioni dei sindaci per contrastare la proliferazione dei centri di massaggio cinesi – aggiunge – ma è compito delle forze dell’ordine verificare se all’interno di alcuni di questi centri si svolgono attività illegali”.

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