La Sofferenza – l’origine e il rimedio

“Soffriamo non per ciò che ci accade, ma per come ci poniamo in relazione a ciò che accade.”
Dino Olivieri

“We suffer not for what happens to us, but we suffer depending how we place ourselves in relation to what happens.”
Dino Olivieri

Cos’è la Sofferenza

La sofferenza è una condizione di dolore, che può riguardare il corpo e/o il vissuto emotivo del soggetto.

Essa può derivare direttamente da un trauma, fisico o emotivo, oppure può essere espressione di una afflizione interiore più profonda, di cui può essere difficile o impossibile individuare un fondamento oggettivo. In particolare quando la sofferenza è legata a una condizione interiore del soggetto ed è prolungata nel tempo, ovvero la sua intensità è tale da inibire o danneggiare la normale attività emotiva e pratica del soggetto, essa costituisce sintomo di un disturbo psicologico, ad es. nell’ambito patologico della depressione.

La sofferenza è anche un insieme di sensazioni corporali anomale. Nella malattia mentale, che disturba la mente, è un dolore fisico.

Tanta parte della nostra sofferenza deriva non soltanto dalla nostra situazione dolorosa, ma dal nostro sentimento di essere isolati nel nostro dolore. (Henri Nouwen)

La sofferenza non è un valore in se stessa, ma una realtà che Gesù ci insegna a vivere con l’atteggiamento giusto. Ci sono, infatti modi giusti e modi sbagliati di vivere il dolore e la sofferenza (Papa Francesco)

La Verità della Sofferenza

Nella vita degli esseri senzienti (sanscrito sattva, pāli satta, cin. 衆生 zhòngshēng, giapp. shūjō, tib. sems-can), tra cui l’essere umano, è insita la “sofferenza” (san. duḥkha, pāli dukkha, cin. 苦 kǔ, giapp. ku, tib. sdug-bsngal). Tale esperienza del dolore riguarda anche i momenti di “appagamento” e “serenità” in quanto essi stessi impermanenti. Nei testi canonici il Buddha Shakyamuni individua otto tipi di dolore:

  1. Il dolore della nascita, causato dalle caratteristiche del parto e dal fatto di generare le sofferenze future.
  2. Il dolore della vecchiaia, che indica l’aspetto di degrado dell’impermanenza.
  3. Il dolore della malattia, determinato dallo squilibrio fisico.
  4. Il dolore della morte, generato dalla perdita della vita.
  5. Il dolore causato dall’essere vicini a ciò che non “piace”.
  6. Il dolore causato dall’essere lontani da ciò che si “desidera”.
  7. Il dolore causato dal non “ottenere” ciò che si “desidera”.
  8. Il dolore causato dai cinque skandha (o aggregati), ovvero dalla loro unione e dalla loro separazione. Questi sono: il corpo, rūpa; i sei sensi (la vista, l’udito, il gusto, l’odorato, il tatto e la mente); le sensazioni, vedana; le percezioni, saññā; la coscienza, viññāna.

Questa lista di otto dolori viene riassunta in tre categorie (san. tri-duḥkhatā, pāli tidukkhatā, cin. 三苦 sānkǔ, giapp. sanku, tib. sdug bsngal gsum):

  1. Dolore in quanto tale (san. duḥkha duḥkhatā, pāli dukkha dukkhatā, cin. 苦苦 kǔkǔ, giapp. kuku, tib. sdug-bsngal-gyi sdug-bsngal). Questa categoria riassume i dolori inerenti alla nascita, alla malattia, alla vecchiaia e alla morte. Ma anche quelli riguardanti all’essere uniti a ciò che non si desidera e a quelli procurati nel cercare di fuggire lo stesso dolore.
  2. Dolore per ciò che muta (san. vipariṇama duḥkhatā, pāli viparinama dukkhatā, cin. 壞苦 huài kǔ, giapp. e ku, tib. ‘gyur-ba’i sdug-bsngal). In questa categoria vengono riassunte le sofferenze procurate dall’impermanenza come quelli dell’essere separati da ciò che si desidera o quelli generati da non ottenere ciò che si brama.
  3. Dolore generato dall’esistenza (san. saṃskāra duḥkhatā, pāli saṃkhāra dukkhatā, cin. 行苦 xíngkǔ, giapp. gyōku, tib. khyab-pa ‘dubyed-ky sdug-bsngal). In questa categoria vengono elencati i dolori relativi all’insoddisfazione perenne procurata dall’esistenza nel saṃsāra: la frustrazione, l’inutilità di numerose nostre attività. Queste sofferenze sono collegate ai cinque skandha (o aggregati) e ai relativi attaccamenti.

Il “dolore” affligge l’uomo a motivo dell’impermanenza sia propria che di tutto ciò che sperimenta e conosce in vita, per effetto della sua nascita immersa nel saṃsāra e per l’adesione alla credenza in un sé imperituro.
Questa sofferenza si rivela ed è percepita non solo quando si constata l’ineluttabilità di malattia, vecchiaia e morte, ma anche quando si è costretti al contatto con ciò che non si ama (contatti, connessioni, relazioni, interazioni con persone, cose od eventi sgradevoli ecc.), come pure è percepita quando si è costretti alla separazione da ciò che si ama o in cui ci si diletta, o ancora quando si risente di un disagio esistenziale derivante dallo scontrarsi con una realtà che non soddisfa la propria adesione all’idea di un sé solido, affidabile ed imperituro. La frustrazione dei desideri è una delle più usuali percezioni del “dolore”.
Più in generale, la constatazione che viene fatta nella “Prima nobile verità” è che esiste nella vita dell’uomo una “sofferenza” associata indistricatamente all’essere nel mondo un mutevole «composto di aggregati».

La Verità dell’origine della Sofferenza

Il “dolore” non è colpa del mondo, né del fato o di una divinità; né avviene per caso. Ha origine dentro di noi, dalla ricerca della felicità in ciò che è transitorio, spinti dalla sete, o brama (sanscrito tṛṣṇā, pāli taṇhā, cin. 愛 ài, giapp. ai, tib. sred pa), per ciò che non è soddisfacente. Si manifesta nelle tre forme di:

  1. kāmatṛṣṇā (pāli kāmataṇhā, cin. 欲愛 yùài, giapp. yoku ai, tib. ‘dod pa la ‘dun pa) o “brama di oggetti sensuali”;
  2. bhavatṛṣṇā (pāli bhavataṇhā, cin. 有愛 yǒuài, giapp. u ai, tib. srid pa’i sred pa) o “brama di esistere”;
  3. vibhavatṛṣṇā (pāli vibhavataṇhā, cin. 無有愛 wúyǒuài, giapp. mu u ai, tib. ‘jig pa la sred pa) o “brama di annullare l’esistenza”.

La Verità della cessazione della Sofferenza

“Esiste l’emancipazione dal dolore”
Per sperimentare l’emancipazione dal dolore , occorre lasciare andare tṛṣṇā, l’attaccamento alle cose e alle persone, alla scala di valori ingannevoli per cui ciò che è provvisorio è maggiormente desiderabile. Questo stato di cessazione viene denominato nirodha (san. e pāli, cin. 滅 miè, giapp. metsu, tib. gog pa).

La Verità della via che porta alla cessazione del dolore

“Esiste un percorso di pratica da seguire per emanciparsi dal dolore”.
È il percorso spirituale da intraprendere per avvicinarsi al nirvāṇa (pāli nibbāna, cin. 涅槃 nièpán, giapp. nehan, tib. mya ngan las ‘das pa).
Esso è detto il Nobile ottuplice sentiero.

Collegamenti Esterni:
https://it.wikipedia.org/wiki/Sofferenza
https://it.wikiquote.org/wiki/Sofferenza
http://www.fiorediloto.org/quattro.htm
http://www.fiorediloto.org/ottuplice.htm

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