Laozi

L’incontro tra Laozi e Yinxi

Laozi - L'incontro tra Laozi e Yinxi
Laozi – L’incontro tra Laozi e Yinxi
Sempre Sima Qian riporta che Lao zi, insofferente al degrado morale che affliggeva la vita a Chengzhou e del declino complessivo del Regno, all’età di ottanta anni si avventurò a ovest per vivere alla maniera di un eremita. Alla porta occidentale della città (o del regno), Lao zi venne infine riconosciuto dalla sentinella Yinxi, che impose al maestro di lasciare una traccia scritta della sua saggezza prima di poter abbandonare il Regno, così da metterla a disposizione dell’intero popolo cinese. Fu così che presumibilmente nacque Tao Te Ching, testo che tuttavia alla versione corrente presenta diverse aggiunte ascrivibili periodi successivi. In alcune versioni del racconto, la sentinella fu talmente commossa dopo aver ricevuto il lavoro che si avventurò verso ovest con Lao zi divenendone discepolo, per poi non essere mai più rivisto. Secondo altre interpretazioni, invece, il maestro avrebbe posto fine al suo peregrinare in India, dove sarebbe divenuto il maestro di Buddha.

Il discepolato tra Lao zi e Yinxi fu oggetto di ulteriori approfondimenti in un’opera del settimo secolo, Sandong Zhunang («borsa perlacea delle tre caverne»). Giunto alla porta occidentale, Lao zi finse di essere un umile contadino, per poi essere riconosciuto sempre da Yinxi, il quale espresse la volontà di voler diventare suo discepolo. Turbato dal fatto di essere riconosciuto, Lao zi chiese spiegazioni a Yinxi, che gli ammise di aver previsto il suo arrivo leggendo le stelle grazie a raffinate doti astronomiche. Fu così che Lao zi accettò di essergli il maestro: si tratta questa di un’interazione esemplare tra maestro e discepolo nel daoismo, in riferimento alle prove alle quali un cercatore si deve sottoporre prima di essere accettato dal maestro.

La storia di Lao zi si caricò di connotati religiosi durante l’epoca Han, durante la quale si formò definitivamente la religione taoista. Fu così che Lao zi cominciò ad essere venerato come un patriarca e un’entità immortale; quando invece la tradizione taoista giunse a maturità, invece, Lao zi iniziò ad essere ritenuto la personificazione del Tao. Sempre la mitologia taoista racconta che Lao zi fu concepito dopo una gravidanza di sessantadue anni, mentre la madre aggrappandosi a un albero di prugne contemplava una stella cadente; sarebbe venuto alla luce inoltre come un uomo adulto, con una barba grigia e folta e lobi dell’orecchio di dimensioni notevoli, entrambi simboli che alludono alla saggezza e a una vita veneranda. Secondo altre leggende, invece, Lao zi si sarebbe reincarnato numerose volte, e nella sua ultima vita sarebbe vissuto novecentonovanta anni, durante i quali avrebbe viaggiato per tutto il mondo per rivelare il Tao.

Tao Te Ching

Lao Tzu - Tao Te Ching
Lao Tzu – Tao Te Ching
Laozi è tradizionalmente ritenuto l’autore del Tao Te Ching, saggio composto di poco più di cinquemila parole e contenente i punti cardine della sua dottrina. Seguendo l’esempio di altri trattatisti cinesi, Laozi per spiegare le proprie idee e concezioni fa ampio ricorso a paradossi, analogie, ripetizioni, simmetrie, rime, e costruzioni ritmiche. Non a caso, l’intera opera può essere interpretata come una complessa analogia, dove il monarca allude all’Io e gli innumerevoli cittadini dell’Impero alle sensazioni e ai desideri sperimentati dal corpo.

Il Tao Te Ching, spesso chiamato semplicemente Laozi in virtù del suo presunto autore, delinea il Dao (o Tao, voce cinese che significa «via, cammino») come la fonte ideale di tutta l’esistenza: è invisibile, ma non trascendente, estremamente potente eppure umile, ed è la radice di tutte le cose. Le persone, che agiscono in seguito ai propri desideri e al libero arbitrio, spesso si comportano «in maniera non naturale», alterando il naturale equilibrio del Dao; ebbene, il Tao Te Ching si prefigge lo scopo di far ritornare i propri studenti a uno stato naturale in perfetta sintonia con il Dao. In questo ambito si inscrive la polemica contro il linguaggio e la saggezza tradizionale, considerati intrinsecamente prevenuti ed artificiali.

Un concetto fondamentale del Tao Te Ching, e dell’intero taoismo, è il wu wei. Statuito come norma suprema del comportamento individuale e collettivo, il wu wei non invita alla passività, ebbene esige un’attenzione costante al mondo circostante, così da non interferire con il fluire spontaneo degli eventi naturali. Si tratta, in ogni caso, di un concetto che si presta a diverse interpretazioni, anche sul piano linguistico, tanto che in italiano «wu wei» può essere tradotto letteralmente come «non agire», «non sforzarsi» o anche, in senso teatrale, come «agire spontaneamente» o «vivi il momento».

All’etica del non agire, infatti, si affianca quella della spontaneità, cristallizzata nel termine ziran, interpretabile anche come «armonia con il Dao». Laozi, infatti, è un fautore della semplicità, della spontaneità e dell’umiltà, valori praticabili quotidianamente ma anche sul piano politico, ripudiando la guerra, le tassazioni gravose e le leggi eccessivamente severe.

Tra i detti più famosi di Laozi figurano:

« “Quando si perde il Tao, appaiono la moralità e il dovere”
“È meglio accendere una lampada, che maledire l’oscurità”
“L’argilla è necessaria per modellare un vaso. Ma il suo uso dipende dal vuoto interno che si riesce a creare”
“Coloro che sanno non parlano e quelli che parlano non sanno.”
“Nel mondo nulla è morbido e debole quanto l’acqua, ma nel lavorare il solido e il forte nulla è in grado di superarla”
“Un buon viaggiatore non ha piani precisi e il suo scopo non è arrivare”
“Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo”
“Più si emanano leggi e decreti, più ci saranno ladri e predoni.” »
(Laozi)

fonte: Wikipedia

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